Critical texts

Il 12 ottobre 1971, 285º giorno del calendario gregoriano, E1kel -quale Matteo Buratto-vede la luce alla stessa ora in cui un attacco di ulcera perforata la spegne per sempre a Gene Vincent, quello di “Be bob a lula”, uno dei profeti ‘maledetti’ del rock and roll. Reincarnazione? Non so, comunque Matteo aderisce adolescente ad un gruppo punk/rock e Vincent strimpella, alla stessa età, su una chitarra avuta in regalo; ambedue sono in gioventù soggetti ad incidenti: al virginiano una caduta dalla moto darà problemi ad una gamba per tutta la vita, il toscano in un sinistro simile (ma con lo skate) battè la testa…; sono entrambi difficilmente gestibili, il conformismo e lo stare ‘tra i ranghi’ li stanca ed innervosisce: Vincent si ribella esibendosi con canzoni “contrarie alla pubblica decenza”, Matteo comincia ad interessarsi alla “pratica illegale” della street art spruzzando sui muri.

Ma lasciamo da parte le mostruose coincidenze e concentriamoci sul ‘nostro’, partendo intanto dalla sua tecnica.

Per realizzare opere ‘a stencil’ si devono preliminarmente creare maschere normografiche ritagliando la superficie, precedentemente disegnata, del materiale prescelto per ottenere un ‘negativo’ dell’immagine voluta. Proiettando pigmenti sulla maschera, la sagoma progettata risulta su quanto retrostante lo stencil, perchè la vernice attraversa solo le sezioni asportate. Facile a dirsi…

Eppure E1kel è da considerarsi un maestro del ‘multilivello’; accantonate (ma non dimenticate) le più veloci due dimensioni di rappresentazione, con le sue ‘stratificazioni’ riesce a dare ai suoi lavori una notevole profondità: grazie alle esperienze artistiche nelle realtà cosmopolite di Londra ed Amsterdam e dopo anni di sperimentazione -variando sia modalità di esecuzione che materiali- è riuscito finalmente a coniugare la seduzione dei soggetti all’incantevole rigore formale della loro realizzazione.

Questo suo rigore (artistico), sostenuto dall’entusiasmo, lo ha portato progressivamente alla ribalta della scena artistica contemporanea: il suo lavoro fatto di bianchi, grigi e neri ha molti punti di contatto -certo non scevro di influenze il rapporto con Vera Bonaccini- con la poesia, quella poesia minimalista che pare buona letteratura cui sia stato strizzato via il superfluo.

In più i frequenti mutamenti di temi -e conseguentemente di linguaggio- se forse impediscono di collocare il lavoro di Matteo in una sfera estetica unica, stanno a dimostrarne la versatilità e la continua ricerca comunicativa: con la sua capacità modernissima di reinventare il reale ci regala immagini che rivelano l’invisibile fermando attimi di emozioni passeggere o estraendo ricordi perduti.

Con i suoi ritratti di donne, tratti da fotografie scomposte e rimesse in ‘scena’, E1kel mette in mostra la molteplice natura dell’universo femminile: i soggetti -nitidi o sfumati, comunque dettagliati- declinano i vari aspetti della bellezza, talvolta a sottolinere carisma e fascino di attrici del passato, altre a ricercare erotismo quasi ossessivo in sconosciute…maniere diverse per sottolineare la transitorietà con poetica e perfezione stilistica.

Oggi la contrapposizione alle norme sociali di Matteo si palesa documentando, senza automatismi, la realtà da una prospettiva particolare -direi da una personale latitudine- dove il riprodotto diventa elemento linguistico che ora narra, ora traduce, ora interpreta, a dimostrazione di come con lo stencil non si ottengano solo ripetizioni di immagini spesso di origine fotografica, ma utilizzato da un artista ispirato ci regali -in dialogo intimo- emozioni tramite immagini non didascaliche ma spontaneamente attraenti.

Armando d’Amaro

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